Mostre


Due nuove mostre alle Viote del Monte Bondone e al Museo Geologico di Predazzo

Al Giardino Botanico Alpino le montagne del mondo si raccontano: un viaggio in 80 fotografie alla scoperta della biodiversità “intertropicale”

 

 

Giardino Botanico Alpino, Viote del Bondone
fino al 30 settembre 2020

 

 

Dalle Ande al Ruwenzori, dal Teide al Kinabalu: alle Viote un'esposizione unica ripercorre un giro del mondo "tropicale" esplorando 13 zone differenti sopra i 2000 metri. Un viaggio tra fauna e flora d'alta quota per scoprire che “oltre il limite degli alberi” sono molti i punti in comune con le nostre Alpi, ma altrettante e sorprendenti sono le differenze.


S'intitola “Milimani. Biodiversità in quota tra il Tropico del Cancro e del Capricorno”. Ed è la nuova mostra fotografica con cui il MUSE – Museo delle Scienze riapre una delle sue sedi territoriali, il Giardino Botanico Alpino delle Viote del Bondone.
Milimani è l'espressione che in swahili significa ‘sulle montagne’: in ottanta immagini, scattate negli anni da ricercatori e collaboratori del MUSE, le montagne del mondo si raccontano, dalle Canarie alle Ande al Kilimanjaro, girando intorno al mondo, tra echi di elementi comuni nella flora e nella fauna che le popolano.

“Sulle Alpi, come sugli altri rilievi montuosi delle regioni temperate, l’alta quota e l’ambiente propriamente “alpino” sono nettamente connotati e collocati in quella fascia che, proprio per la presenza di selettive condizioni altomontane si definisce “oltre il limite degli alberi”. Queste foto – spiegano i curatori del MUSE, Lisa Angelini, Andrea Bianchi e Osvaldo Negra – permettono di compiere un giro della terra per fotografie attraverso il quale conoscere la biodiversità d’alta quota e scoprire che sopra i 2000 metri d'altitudine piante e animali, dovendo affrontare simili condizioni ambientali, rispondono spesso con gli stessi adattamenti”.

 

Dalle Ande al Ruwenzori, dall’Ethiopian Plateau alla Papua-Nuova Guinea, dal Teide al Kinabalu: catene montuose anche imponenti o singole “sky island”, svettanti ben oltre i 2000 metri rispetto ai territori circostanti, sono ampiamente presenti anche nella fascia intertropicale.
“Anche qui – sottolineano i curatori – temperatura e altitudine giocano il loro ruolo nel tratteggiare il carattere altomontano degli ambienti anche se altri fattori quali esposizione al sole o ai venti oceanici, piovosità o condizioni di rain-shadow (aridità tipica delle zone sottovento causata dal blocco delle precipitazioni da parte di una catena montuosa), interazione con i cicli monsonici, talora persino antefatti geomorfologici, risultano preponderanti nel caratterizzare l’ecologia dei luoghi, definendo, per piante ed animali, una nuova e inattesa modalità di essere 'alpini'”.
Attraverso più di 80 immagini scattate sui rilievi della fascia intertropicale del mondo, la mostra propone un’inedita esplorazione della naturalità delle montagne dei Tropici e degli inconsueti driver ecologici che ne caratterizzano i cicli naturali.

 

La mostra “Milimani. Biodiversità in quota tra il Tropico del Cancro e del Capricorno” è visitabile fino al 30 settembre al Giardino Botanico Alpino delle Viote, in queste settimane nel pieno del periodo di massima fioritura. Fondato negli anni ’30 del Novecento, il Giardino si trova a 1500 metri di altitudine e, insieme alla Terrazza delle Stelle, osservatorio astronomico, fa parte della rete delle sedi territoriali del MUSE. Una vasta area di dieci ettari, dove si trovano aiuole rocciose che ospitano una rappresentanza della flora dei principali massicci europei e non, tre laghetti, zone a prateria preservate come elemento spontaneo, un grande lembo di torbiera naturale, campi coltivati e zone dedicate agli impollinatori. “Un museo a cielo aperto” in cui si possono ammirare specie tipicamente nostrane, insieme ad altre provenienti dall’Himalaya e dalle Montagne Rocciose, specie minacciate di estinzione, piante orticole e una ricca collezione di officinali, con fioriture che si alternano durante tutta l’estate.
Il Giardino Botanico Alpino è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 17 (fino alle 18 in luglio e agosto). Un ricco calendario di attività (il programma completo in allegato) per appassionati e famiglie guiderà il visitatore alla scoperta della botanica, dell'ecologia e della biodiversità dell’ambiente alpino.

 

 

Ricola è Main Sponsor del Giardino Botanico Alpino Viote

 

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E al Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo le opere di Irene Trotter ricordano la frana di Fiés

Fino al 12 luglio 2020 è visitabile la mostra personale dell'artista Irene Trotter che, in collaborazione con il fotografo Alessandro Antico, espone suggestivi collage realizzati con la pietra recuperata dalla frana del 1924.

 

 

Cosa accomuna l'estro creativo di una giovane artista e una frana avvenuta nel lontano 1924?

C'è tempo fino al 12 luglio 2020 per scoprirlo: al Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, sede territoriale del MUSE – Museo delle Scienze, è visitabile la mostra "Fiés, quando la geologia diventa arte" dell'artista Irene Trotter.
Centrali in questa esposizione sono le opere ispirate al colore e alle forme delle rocce riportate alla luce dalla frana di Fiés, nei dintorni di Predazzo. Irene, con uno sguardo estetico sul materiale litico, include nella sua opera i segni e la solidità della materia, dando vita a suggestivi collage d’autore.
L’uso della roccia diventa una caratteristica del suo stile, dando un’impronta originale e di particolare radicamento al territorio. In una prima fase, sono gli scatti originali di Alessandro Antico – tra le rocce della frana di Fies - a guidare la mano dell’artista. La realizzazione delle opere nasce infatti dalla proiezione delle diapositive fotografiche sulla tela, utilizzate come traccia per le campiture di colore. In questo modo, con acuto senso estetico, Irene crea i suoi primi lavori.
Ne deriva una serie di opere che, come afferma l'artista, “evocano paesaggi primordiali, fotografie del mondo di 250 milioni di anni fa”.
In un secondo periodo Irene indaga la possibilità di inserire la pietra nelle sue composizioni. La pietra si materializza, la roccia entra a far parte dei quadri diventando elemento decorativo: frammenti di rocce si dispongono così a mosaico creando una superficie tattile. Superficie che l’artista, sfruttando i particolari del materiale litico - forma, grana e variazioni cromatiche - integra sapientemente, dando vita a originali figure.


Irene Trotter, classe 1985, si avvicina all’arte già da bambina stando a contatto con i diversi artisti della famiglia. Frequenta l’istituto d’arte “G. Soraperra” di Pozza di Fassa dove apprende le principali tecniche pittoriche. Dopo la maturità, inizia la sua produzione artistica assieme al fotografo Alessandro Antico. L’uso della roccia diventa una caratteristica del suo stile, dando un’impronta originale e di particolare radicamento al territorio. Dal 2012 l’artista vive in un maso nei boschi alle porte di Predazzo. Nell’ottobre 2018 è testimone della violenza del vento della tempesta Vaia: un’esperienza tanto forte da far nascere nell’artista il desiderio di conservare nella memoria collettiva i suoni vissuti quella notte. Nasce così Eraus, un’istallazione sonora che riproduce la tempesta Vaia vissuta da vicino.


Il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo, visitabile dal martedì alla domenica, con orario 10 - 12.30 e 16 -19, offre sguardi moderni sul territorio e una lettura trasversale del bene UNESCO. Sguardi che, per far fronte all’emergenza Covid-19, invitano a nuove modalità di esplorazione grazie a una programmazione estiva rinnovata tra trekking, film in piazza e dialoghi erranti sulle montagne più belle del mondo (il calendario completo in allegato).

 

 

Leitner Ropeways e Montura sono Special Sponsor del Museo Geologico di Predazzo